Gesù Ti amo Ti adoro Ti benedico
Estratti dal Libro di Cielo - Gesù Maestro
Luisa Piccarreta












estratti dal Libro di Cielo [Gesù Maestro] presenti nella pagina: quattro (4) - data utimo aggiornamento: 26 maggio 2026

Ora, mentre Gesù parlava della Speranza, si ritirava un poco, la­sciandomi una luce nell'intelletto.
Chi può dire ciò che comprende­vo sulla Speranza. Se le altre virtù, tutte servono ad abbellire l'anima, ma ci possono far vacillare e renderci incostanti; invece la Speranza rende l'anima ferma e stabile, come quei monti alti che non si possono muovere un tantino.

A me sembra che [al]l'anima investita dalla Speranza, succede come a certi monti altissimi, che tutte le intemperie dell'aria non gli possono recare nessun nocumento sopra di questi monti; non penetra né neve, né venti, né caldo, qualunque cosa vi si potrebbe mettere sopra, si può star sicuro, ancorché passassero cent'anni, che là dove si mette, là si trova.
Tale è appunto l'anima vestita dalla Speranza, nessu­na cosa le può nuocere: né la tribolazione, né la povertà, né tutti i vari accidenti della vita, la sgomentano un istante.
Dice fra sé: «Io tutto posso operare, tutto posso sopportare, tutto soffrire sperando in Gesù che forma l'oggetto di tutte le mie speranze».

La Speranza rende l'anima quasi onnipotente, invincibile e somministra all'anima la perseveranza finale, tanto che, allora cessa di sperare e di perseverare, quando ha preso possesso del regno del cielo; allora depone la Speranza e tutta si tuffa nell'oceano immenso dell'amore divino.
Quindi, diceva Gesù, ritornando alla fede:
«Per ottenere bisogna credere; come al capo, senza la vista degli occhi tutto è tenebre, tutto è confusione, tanto che se volesse camminare, or cadrebbe ad un punto, ora ad un altro e finirebbe col precipitare del tutto.

Così all'anima, senza fede non fa altro che andare di precipizio in precipizio; ma la fede serve di vista all'anima e come luce che la guida alla vita eterna, or da che viene alimentata questa luce della fede: dalla Speranza.

Or, di quale sostanza è questa luce della Fede e questo alimen­to della Speranza: la Carità.

Tutte e tre queste virtù sono innestate tra loro, in modo che una non può stare senza dell'altra.

Difatti, che giova all'uomo credere le immense ricchezze della Fede se non le spera per sé?
Le guarderà, sì, ma con occhio indifferente, perché sa che non sono sue; ma la Speranza somministra le ali alla luce della Fede e, sperando nei meriti di Gesù Cristo, le guarda come sue e viene ad amarle».
«La Speranza - diceva Gesù - somministra all'anima una veste di fortezza, quasi di ferro, in modo che tutti i nemici coi loro strali non pos­sono ferirla, non solo, ma neppure apportare il minimo disturbo.
Tutto è tranquillità in lei, tutto è pace.

Oh! è bello vedere quest'anima investita della bella Speranza, tutta appoggiata al suo Diletto, tutta diffidente di sé e tutta confidente in Dio.
Disfida i nemici più fieri, è regina delle sue passioni, regola tutto il suo interno, le sue inclinazioni, i desideri, i pal­piti, i pensieri con una maestria tale, che Gesù stesso ne resta innamo­rato perché vede che quest'anima opera con tale coraggio e fortezza; ma questa l'attinge e lo spera tutto da lui, tanto che Gesù vedendo questa ferma Speranza niente sa negare a quest'anima».
«Se la Fede fa credere, la Speranza fa sperare, la Carità fa amare. Se la Fede è luce e serve di vista all'anima, la Speranza, che è l'alimento della Fede, somministra all'anima il coraggio, la pace, la perseveranza e tutto il resto. La Carità, che è la sostanza di questa luce e di questo alimento, è come quell'unguento dolcissimo e odoro­sissimo che penetrando dappertutto, lenisce, raddolcisce le pene della vita.

La Carità rende dolce il patire e fa giungere anche a desiderarlo. L'anima che possiede la Carità spande odore dappertutto, le sue ope­re, fatte tutte per amore, danno un odore graditissimo, e qual'è questo odore? È l'odore di Dio stesso.

Le altre virtù rendono l'anima solitaria e quasi rustica con le creature; la Carità invece, essendo sostanza che unisce, unisce i cuori, ma dove? In Dio.

La Carità essendo unguento odorosissimo si spande dappertutto e con tutti.

La Carità fa soffrire con gioia i più spietati tormenti, e giunge a non saper stare senza il patire, e quando se ne vede priva dice al suo Sposo Gesù: - Sostenetemi coi frutti, qual'è il patire, perché languisco d'amore, e dove altro posso mostrarti il mio amore (se non) che nel patire per Te? -.

La Carità brucia, consuma tutte le altre cose, ed anche le stesse virtù, e converte tutte in sé.
Insomma, è qual regina che vuol regnare dappertutto, e che non vuol cederla a nessuno.